Kibiri, una nuova scuola in 40 giorni

La scommessa di Roberto Schirru che con 9 mila euro ha aiutato 140 bambini orfani a ricostruire il loro istituto fatiscente.

di Luigi Soriga

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2 gennaio 2016

Kampala è la capitale dell'Uganda: 1.3 milioni di abitanti, smog, sovrappopolazione, sconfinata miseria e forbice spalancata tra ricchi e poveri. Vita media 55 anni, in una quotidiana lotta per la sopravvivenza. Sono 2,5 milioni gli orfani totali dell'Uganda, l'Aids, assieme alla malnutrizione miete vittime ogni giorno.

Nel 2014, durante un viaggio in Uganda, in una località chiamata Kibiri, alla periferia di Kampala, Roberto Schirru, ex consigliere comunale di Sassari, scopre un paio di baracche in mattoni di fango e canne, con il tetto di latta, senza acqua corrente ed energia elettrica: sono gli edifici della "St. Juliana Parents School", forse la scuola più povera di tutta Kampala. I locali sono dormitorio notturno e scuola diurna per circa 140 bambini, di cui 40 orfani tra i 5 e i 15 anni.

 

Non esiste pavimento, i banchi sono quattro assi inchiodati in cui sono costretti a stare seduti fino a 5 bambini. Le finestre non ci sono. Il tetto è in condizioni penose e quando piove (e lì piove almeno una volta al giorno) l’acqua entra nelle aule e le trasforma in un pantano di fango. La cucina è una tenda di stracci con un braciere a legna, il bagno è un buco per terra.

 

Roberto Schirru e la sua amica spagnola Victoria, decidono di provare a costruire una nuova scuola. Insieme lavorano per realizzare un piccolo progetto indipendente. Raccolgono le donazioni di 93 amici che credono in loro e il 29 luglio 2015 partono per l’Uganda. Il progetto consiste nel mettere a disposizione i loro soldi, le donazioni ricevute e il loro lavoro per ricostruire la scuola di Kibiri e per garantire migliori condizioni di vita a bambini e insegnanti. Così, fino al 6 settembre 2015, hanno vissuto in Uganda, donando le loro mani, il loro tempo e le loro energie per rimettere in piedi questa scuola-orfanotrofio, sudando, sporcandosi, vivendo nelle stesse case della popolazione locale, senza acqua corrente, fogne e senza energia elettrica, condividendo il loro stesso disagio.

 

Il lavoro consiste nel completare i muri, intonacarli, costruire il tetto, costruire gli infissi, realizzare l´impianto elettrico, costruire i letti a castello, ricavare 7 nuove aule con pareti rivestite in tavole di legno, un locale cucina, rubinetti con acqua corrente collegati a dei serbatoi, scaffali per le stoviglie, scolapiatti e una cucina economica a gas, una nuova toilette dotata di wc, illuminazione e impianto di fitodepurazione degli scarichi fognari, in modo da non disperdere i liquami nel terreno. Inoltre scavano un pozzo profondo 27 metri e intercettano la falda acquifera. Costruiscono nuovi banchi e panche per le aule, in modo da far sedere e scrivere tutti i bambini comodamente. E poi altalene e soprattutto l'allaccio alla corrente elettrica per alimentare le lampadine della scuola. E per finire costruiscono un pollaio e acquistano 100 pulcini.

 

Tutto questo in soli 40 giorni, grazie a 93 donazioni e un budget di 8.920 euro. Tutti i soldi per l'acquisto dei materiali li hanno spesi loro personalmente, senza intermediari. Ogni volta che hanno comperato materiali e beni per la scuola, hanno pubblicato immediatamente su Facebook e sul sito www.deborahricciuespandereorizzonti.org le foto dell'acquisto e la relativa fattura. Ogni giorno i donatori hanno potuto vedere in tempo reale quanto si è speso, cosa si è comprato e cosa si è realizzato.

 

Poi i soldi sono finiti e Roberto e Victoria non hanno potuto fare altro che rientrare chi a Sassari e chi a Madrid, consapevoli di aver fatto tanto con pochi mezzi, ma di non aver ancora terminato la loro missione. Continuano a seguire a distanza la scuola di Kibiri, ma per la prossima estate stanno già pianificando una nuova raccolta fondi, un nuovo progetto e un nuovo viaggio in Uganda.