Uganda. Il Governo ordina la chiusura di 63 scuole della Bridge International Academies

In Uganda il governo ha ordinato la chiusura di scuole elementari e asili per oltre 12mila bambini.

di C. Alessandro Mauceri

www.notiziegeopolitiche.net

14 novembre 2016

In Uganda il governo ha ordinato la chiusura di scuole elementari e asili per oltre 12mila bambini.
La decisione è stata necessaria dopo l’attacco dei sindacati degli insegnanti che avevano ribadito che i bambini devono essere istruiti da docenti qualificati. La denuncia è stata accolta dal parlamento ugandese, dove i docenti hanno un proprio rappresentate. Secondo il ministro ugandese della Pubblica Istruzione, Janet Museveni, per riaprire le scuole sottoposte a ordinanza di chiusura immediata dovranno dimostrare di soddisfare gli standard necessari.


Cose che non sarebbe stata riscontrata nelle scuole gestite dalla Bridge International Academies. Per questo le autorità hanno deciso di intervenire contro 63 scuole materne ed elementari gestite dal gruppo internazionale che ha tra i propri finanziatori i magnati americani Mark Zuckerberg e Bill Gates. Ma le accuse non hanno riguardato solo la didattica: alcuni giornali hanno parlato di bambini costretti a studiare in ambienti discutibili, di aule mancanti dei materiali adeguati (inclusi banchi e sedie e, in alcuni casi, anche servizi igienici).


Bridge International Academies gestisce un giro d’affari impressionante. Solo in Uganda questa azienda occupa il 21esimo posto della classifica delle imprese per posti di lavoro, con circa 800 dipendenti e un fatturato di oltre UGX 10bn (ma la previsione è di portare il giro d’affari a UGX 35bn nei prossimi anni).

 

Ma queste scuole sono presenti anche in Kenya e più di recente in Liberia e in molti altri paesi: complessivamente sono circa 400 gli istituti gestiti tra Asia e Africa.


Quella scoppiata in Uganda quindi è solo una scintilla che potrebbe far scoppiare uno scandalo di dimensioni intercontinentali. A maggio dello scorso anno, oltre 100 organizzazioni avevano firmato una dichiarazione nella quale veniva criticata la privatizzazione dell’istruzione in Kenya e Uganda. Anche il relatore speciale delle Nazioni Unite per l’educazione, Kinshore Singh, aveva invitato i governi a investire in sistemi di istruzione pubblici, piuttosto che di partnership con il settore privato.


Quanto alla Bridge International Academies, in molti hanno accusato quest’azienda di essere non un’iniziativa benefica ma un vero e proprio business che utilizza denaro pubblico e fondi internazionali per creare scuole a pagamento gestite da insegnanti non qualificati.


La Bridge International Academies ha risposto diplomaticamente che, in Uganda, gli ispettori del Ministero non si sono mai presentati e che i relativi documenti non sono mai stati condivisi con i loro uffici.

 

Di sicuro la decisione delle autorità giudiziarie ugandesi rappresenta un grave danno d’immagine per il gruppo che fino a poco tempo fa si vantava dell'utilizzo nei suoi istituti di strumenti didattici e tecnologici avanzati come smartphone e tablet, ovviamente prodotti o utilizzanti software delle aziende di proprietà dei maggiori azionisti. Strumenti didattici “irrinunciabili” quindi al contrario di sedie e di banchi.