DIARY

DIARY OF A ENTERPRISE

ALMOST IMPOSSIBLE

of Roberto Schirru

Martedì 1 Settembre 2015

Oggi costruiamo tutto il pollaio con Bonniface ed Hassan. Montiamo la rete e la fissiamo ai vari pali, costruisco la porta d´ingresso e completo la struttura della casetta incominciata da Mr. Wamala. I carpentieri lavorano agli ultimi ritocchi sul tetto e incominciano a fissare le grondaie, con relativi tubi di scarico, che saranno collegati a serbatoi per l´acqua piovana. Robinson è sempre nel pallone, e dopo 1 ora va se ne dicendomi che ha un “big problem at home” (un grosso problema in casa). Immagino l´ennesimo funerale da qui a breve. Ritornerà dopo 10 ore, alle 19.00, raccontandomi che alcuni “pseudo amici”, sono entrati nella sua bottega, gli hanno portato via due porte, sollecitati da una cliente che le pretendeva. Le hanno portate dall´altra parte di Kampala. In realtà la cliente non le aveva ancora pagate tutte, motivo per il quale Robinson non le aveva ancora consegnate, ma questo i due “amici-colleghi” non lo sapevano o forse non volevano saperlo. Come al solito hanno dovuto chiamare la Polizia, che – al contrario dell´Italia – alle volte è molto veloce – benché spiccia – nel risolvere i problemi. E riuscito ad ottenere il saldo delle porte, grazie alla presenza dei poliziotti. Magari fosse così anche qui da noi! I tre nel pozzo lavorano sempre, l´acqua dovrebbe essere incontrata tra massimo 2 giorni. Si lavora, si lavora e si lavora: sono 4 giorni all´alba, penso alla partenza con sollievo e con tristezza nello stesso tempo. A fine mattinata scendiamo per l´ultima volta da Abdul per comprare alcuni tronchi di Eucaliptus che occorrono per completare il pollaio. Chiamo Angela, Sandra, Jaqueline, Zakayo, Elik e Waswa per dare una mano. Ognuno dovrà trascinare un tronco a testa dal negozio fino al pollaio, ca. 700 metri. Ovviamente non manca per nessuno lo snack a base di pop-corn e banane.  Nel pomeriggio  termino il lavoro di fissaggio degli ultimi tronchi e della posa delle lastre di copertura del pollaio con Waswa, Angela e Victoria. Waswa circa 12 anni (un orfano è raro che conosca la sua età esatta), mi ha “adottato” come padre, anche se meno sfrontatamente di Elik.  È intelligentissimo, fra i migliori a scuola,  attento sul lavoro, fortissimo. Mentre si lavora da oltre 2 ore al tetto del pollaio, lui mi passa i chiodi e lastre, ma perde l´equilibrio e cade all´indietro, sbattendo la scapola destra su un tronco della struttura. Un volo di 1 metro, nulla di rotto, ma sicuramente dolorosissimo. Loprendo in braccio, soffre tantissimo ma non gli esce una lacrima. Lo portiamo a casa, lo poggiamo sul materasso di Victoria e lei gli spalma un Lasonil e rimane con lui. Il bambino dormirà tutta la sera, si sveglierà solo al momento della cena. Gli chiediamo se voglia continuare a dormire qui, la risposta è ovvia. Forse è l´unica volta che va a dormire da solo, in un materasso tutto per lui, pulito, con il cuscino, circondato da due adulti che si prendono cura di lui. Oggi è lui il privilegiato tra gli orfani, e credo che molti si farebbero carico di un simile dolore, pur di passare una notte nella casa dei muzungus. Vado alla scuola e prendo uno dei materassi nuovi per Victoria, che vigilerà a fianco a lui tutta la notte.  È pazzesco,  Waswa dormirà  dalle ca. 17.00 di oggi, fino alle 8.00 di domattina, con la sola pausa della cena. Sarà stato solo il dolore o una stanchezza cronica, derivante dal dormire sempre in un´unica stanza con tanti altri bambini? Victoria, per conto suo, è stata “adottata” da un altro bambino: Zakayo un altro orfano di 10 anni, che non la lascia libera un attimo e le chiede d`adottarlo. Zakayo, come Waswa, sono “fortunati”, dato che non hanno nessun genitore e nessun parente prossimo, e quindi sono agevolati nell´iter delle adozioni. Per Elik, che continuamente mi chiede d`adottarlo, questo è impossibile. È terribile da dire, ma per molti di questi orfani, avere un genitore o un parente stretto può tramutarsi nella loro “condanna” a vivere in queste condizioni. Mi viene alla mente un film francese “Niente da nascondere” di Michael Haneke. All´ora di pranzo, religiosamente seduti sulle tombe, pongo alcune domande a Bonniface sui bambini e sull´educazione, e su quanto stiamo vedendo qui da oltre 4 settimane. Le sue risposte sono semplici ma incisive: i bambini, anche i suoi figli, vanno sempre in giro sporchi e lerci dato che sarebbe impossibile lavare i vestiti ogni giorno. In primo luogo non si avrebbe il tempo (ricordo che qui non esiste la lavatrice), in secondo luogo non si hanno i soldi per comprare tanti vestiti e tanta acqua per lavarli. Loro hanno un paio di magliette e calzoncini buoni, che usano nei giorni di festa, per la messa o per le cerimonie, ma per il quotidiano, vanno bene gli stracci. Condivido la sua scelta pedagogia e sostenibile a livello ambientale; anche io vivevo in campagna da bambino, e anche io ero perennemente lercio come un maiale. Immaginare di avere un bambino sempre pulito è un controsenso, soprattutto in questa realtà semi-rurale, dove nessuna strada è asfaltata. Anche Victoria ricorda che lei stessa e i bimbi del piccolo pueblo in Galizia, giocavano e vivevano sempre sporchi e a tratti scalzi, quando era piccola 40 anni fa, e che “il vestito buono” era solo per le grandi occasioni. Bonniface continua dicendomi che nella cultura africana ci si bacia, ci si abbraccia o ci si accarezza solo tra marito e moglie o tra fidanzati e solo in privato. I bambini non devono essere oggetto di coccole, dato che esso sarebbe un segno di debolezza da parte degli adulti, debolezza che potrebbe essere sfruttata dai bambini, portando a una mancanza di rispetto o alla sopraffazione dei genitori, allo stesso omicidio. Sue parole. Bisogna essere freddi e duri con loro. Sue parole. Bonniface ci racconta un`educazione di 50-100 anni fa e passa, dove ai genitori si dava del Voi e dove la gerarchia era ferrea. Questa è l`educazione che si riceve in qualsiasi villaggio Ugandese e anche nel resto dell´Africa. Ricordo che una volta a Touba, in Senegal, a stento mi trattenni dall´aggredire il padre di un mio amico senegalese, che incominciò a prendere a sassate i bambini che giocavano con me al tiro alla fune. L´inchino che i bambini continuano a farci (sia agli adulti neri e a noi bianchi, nonostante i nostri divieti),  ogni volta che noi gli diamo qualsiasi cosa (pane, biscotti, il resto di una compera ecc.), è il segno più evidente di quest`educazione.  Adesso capiamo come non si sia mai sentita- in 4 settimane di intensi scambi verbali tra noi e loro e tra di loro - la parola “bambi”, che significa “per favore”, “please”.  Le interazioni tra genitore e figlio/figlia sono solo univoche, ossia: ordini da eseguire e la risposta sottintesa è eseguire l´ordine. Ci rendiamo conto che quasi tutti gli adulti che ci anno accompagnato in questa avventura, hanno impartito ai bimbi solo ordini. Il fatto è che da parte degli stessi genitori non c`è molto altro. Certo non li picchiano (almeno di fronte a noi), ma non ho mai visto né Bonniface, né Nankja, chiacchierare con uno dei loro 5 figli, né l´ho visto fare in altre famiglie, che durante queste 4 settimane abbiamo conosciuto, soprattutto con i piccoli. Solo ordini e obbedienza.  Mi consola il fatto che terminando le sue spiegazioni, Bonniface conclude: “Here the children are free, we give them all the freedom they want, but they got to be alert” (qui i bambini sono liberi, gli diamo tutta la libertà che vogliono, ma devono stare attenti). Il mio giudizio su Bonniface, sui suoi metodi pedagogici guadagna qualche magro punto. Victoria invece non lo sopporta, fa buon viso a cattivo gioco, “traga sapos e culebras” “inghiotte rospi e cobra”, come si dice in Spagnolo, ma volentieri avrebbe visto un´altro preside a guida della scuola. Stasera nessuna aggiunta al blog; manca la corrente e non possiamo caricare le batterie dello smart phone di Victoria. Mi accontento di scrivere gli ultimi giorni, sono paurosamente indietro, e a catalogare le foto.  La cosa buffa è che il mio cellulare passa tutta la giornata in mano ai bambini, che si divertono un mondo a fare foto. Quando le carico sul computer e le visiono, scopro il loro modo e come lo fotografano, i loro volti, i selfie. E´ un passatempo divertentissimo e importante. Tra 20 anni, queste saranno le uniche foto della loro infanzia. Un tesoro prezioso.

 

Mercoledì 2 Settembre 2015

 

Oggi sarebbe dovuta essere la prima giornata di vacanza e invece si è lavorato fino alle 19.30, ma forse oggi è una delle giornate più ricche delle ultime settimane. Waswa si sveglia alle 8.00, la spalla non gi duole più. Avvolto in un plaid della Turkish Airline, ha il privilegio di fare una ricca colazione, a base di banane, spicchi di anguria, fette di pane con crema di avocado condita con limone e olio di oliva, miele, arachidi, biscotti e thè. Privilegio momentaneo, dato che dopo non oltre 10 minuti, arrivano tutte le bambine, seguite dai bambini per fare la colazione dai muzungu. Ovviamente ci chiedono se anche loro potranno dormire nel nostro appartamento. Già ci chiedono se ritorneremo e se li portiamo con noi.  Con il nodo in gola vado al cantiere, mi concentro sulla scuola, dato che per gli umani posso fare ben poco, direttamente. Un cantiere è un qualcosa di infinito e il nostro perfezionismo occidentale, qui è solo nemico del bene. Tuttavia occorre mantenere le nostre promesse, sulle quali voi 93 donatori avete scommesso il vostro denaro. Tony conclude tutte le murature dei pilastri della scuola. Eduard non è venuto, già avantieri aveva un terribile mal di denti e aveva annunciato la sua andata in ospedale per farselo cavare. Qui costa meno cavare un dente che curarlo per anni. Matthias lavora da solo e passa tutta la giornata continuando ad installare le grondaie. Purtroppo il lavoro risulta più lungo rispetto al tempo che prenderebbe in Europa, per il fatto che non ci sono raccordi e che gli stessi montanti sono tutti irregolari. Inoltre i carpentieri sono “spaventati” dalla mia precisione e non fanno nulla se prima non hanno tirato per bene lenze e livelli. Ma va bene, 30.000 scellini (8,87 €) sono stati un´ottima paga giornaliera per questi due carpentieri che hanno   lavorano di gusto, canticchiando o al ritmo del perenne afro-bit, dello stereo della moto di Edward. Le grondaie non saranno collegate al serbatoio da 5.000 litri, dato che è buona norma non mischiare l´acqua del pozzo con quella piovana, che qui è un concentrato di polvere. Non so ancora se l´acqua di pozzo sia potabile o meno o se occorrerà un trattamento (Amuchina o simili), scadenzato nel serbatoio. Spero di no. Le 5 grondaie saranno collegate a 5 rispettivi serbatoi da 100 litri, posti sotto ognuna di esse, provviste di rubinetto, in modo da permettere una rapida e diffusa utilizzazione in tutta la scuola per lavarsi mani, piedi e volto e per tutti i piccoli usi. L´idea di condannare 150 bambini e almeno 10 insegnanti, nonché tutti i privati che verranno a riempire i loro bidoni (dietro pagamento), ad utilizzare un singolo rubinetto non mi andava a genio. Fontane, fontane per tutti, come a Roma. Ho solo una paura; saranno sufficienti piccoli serbatoi da 100 litri ad accogliere l´acqua convogliata da ogni singolo tetto durante una scarica? La Natura mi da quasi subito la risposta; verso le 11.00 incomincia a piovere, colloco sotto uno scarico di gronda un serbatoio e dopo il canonico quarto d´ora di pioggia, m`accordo che l´acqua raccolta non supera i 10 litri, una quantità che viene utilizzata in pochissimo tempo. Corollario: non si correrà il rischio di perdere acqua piovana preziosa o d`avere sovrappieni.  Sono contento anche di aver trovato tali serbatoi a 25.000 scellini cadauno (7,39 €), dopo le prime sparate da 40.000 sellini, da parte di alcuni ferramenta di zona. Che fortuna avere sempre la moto di Eduard a disposizione, velocizza di molto le compere. Tony continua a murare le basi di ogni singolo pilastro della struttura in legno. Ho atteso che fossero terminati tutti i lavori di martellatura/chiodatura sulla struttura, dato che non volevo che le vibrazioni allentassero le sedi dei pali, inseriti nei cordoli di fondazione. Bonniface, dopo avergli ricordato- per la 15° volta – che occorre acquistare le galline e i galli per i pollaio, si mette in marcia alla ricerca di un produttore. Da oltre una settimana lo sollecito, ma da per un motivo o l´altro rimandava sempre. Devo sempre fare il muso duro e ricordargli che i donatori vogliono vedere le galline nel pollaio e me mentre pago l´acquisto di esse. Robinson, che ieri ha fatto forfait, arriva con un aiutante. Lavorano bene e completano altre 5 finestre, oltre adeffettuare le bucature per le due nella parete Sud dell´aula n. 7. Quest´aula, attualmente, in attesa che si possano accendere i fuochi nella stufa a legna, viene usata coma cucina, con ben due focolari. Il fatto è che da oramai 3 giorni dispone anche del tetto e quindi è come se si accendessero dei fuochi un una stanza chiusa di 4 x 6 metri! Ci si abitua, qui ci si abitua a convivere con il fumo, a preparare il pranzo, a mangiare e chiacchierare dentro la futura aula piena di fumo. Mi vengono alla mente le capanne dei Celti, dei Vichinghi e soprattutto le nostre pinnete sarde, senza apertura per i fumi, dove, come raccontava chi ci ha vissuto, il fumo galleggiava a ca. 1 metro di altezza dal suolo e spesso si andava carponi. A dire il vero non sento quasi più il “profumo” della plastica bruciata. Non so se per il fatto che i vicini già sanno che inesorabilmente vado a spegnere - senza nessun rispetto per i confini delle loro proprietà - i fuochi (esiste una legge che proibisce bruciare plastica, ma nessuno la rispetta e nessuno la fa rispettare, come nel Sud Italia), oppure perché mi sono abituato anche io… Quando morirò l´autopsia troverà ingenti tracce di fumo nei miei polmoni come in quelli dell`uomo del Similau, “Ötzi”. Lavoro ai “top” della cucina, costruisco un piano di lavoro sui due lati liberi rimanenti con le tavole più dure che già avevo messo da parte. Al di sotto di essi altri ripiani per sacchi di riso, posho e fagioli. Anche un posto per la legna. Domattina, costruisco uno scolapiatti con una rete zincata. Robert, l´elettricista non sfigurerebbe nemmeno un cantiere occidentale, se non fosse che non ha una esatta percezione dell´uso del livello quando posiziona le prese e gli interruttori. Gli preso il mio onnipresente “water level” (livello ad acqua) tascabile. Victoria è alle prese con la catalogazione dei volti degli orfani e rispettivi nomi e cognomi. Sarebbe bello che qualcuno di questi bambini venisse adottato. Il lento scorrere del lavoro di una giornata apparentemente “normale” viene interrotto da John il capo dei trivellatori/scavatori, che mi dice: “Mr. Roberto, we got the water” (Sig. Roberto, abbiamo l´acqua). Dopo i lettia castello e i soppalchi in legno con i materassi, il completamento del tetto e della cucina, questa è la notizia più bella che potessimo avere, l´apoteosi della nostra iniziativa, l´oasi che cercavano, la chiusura completa e riuscita del nostro piccolo progetto d`aiuto. Tutto il resto passa in secondo piano. Iniziarono a scavare il 13 di Agosto e oggi, dopo 20 giorni di durissimo lavoro, incontrano l´acqua a ca. 27 metri di profondità. Ancora non hanno costruito il rivestimento interno, adesso dovranno scendere di altri 3 metri per assicurare un´ampolla d`acqua sufficiente al fabbisogno della scuola e calibrata alle dimensioni del serbatoio. L´eccitazione è forte e – come promesso- devo scendere sul fondo per constatare di persona. Ma si tratta anche di dimostrare ai fratelli africani che anche il Bianco ha il coraggio di scendere negliinferi. Mi passano la corda sotto il sedere, me la stingonocome se fosse una seggiola, mi dicono di tenere ben strette le mani sul ferro a “S” che chiude l`asola e di colpo mi trovo sospeso su un foro profondo 27 metri e largo quasi 1,5 metri.  Ho un poco di paura, ma dopo 20 giorni che vediamo salire e scendere i trivellatori, mi rilasso. La discesa è normale, commento tutto con la mia Garmin-Virb; l´aria diventa sempre più calda mentre si cala. Arrivato sul fondo una piccola pozzanghera d´acqua fa capolino, è acqua del Lago Vittoria, siamo al suo stesso livello adesso. Sovviene un senso di claustrofobia nel vedere questa colonna di vuoto, circondato dal nero delle pareti in terra, culminante con un´aureola di luce su in alto. Sembrano i fotogrammi dei film di fantascienza, quando si entra nei tunnel interstellari spazio-tempo.  Sento i bambini urlare e ridere, il caldo è umido e fastidioso, l`aria è viziata e davvero poca. Scavare qui è davvero da trialteti. Al segnale partono e riavvolgono il cavo, lentamente risalgo, vedo le mie gambe pendere inerti dall´asola. Penso a mia madre, alle sue vertigini, penso a come mi sfracellerei se si spezzasse la corda. Sbuco in superficie con tutti che gridano e saltano. Scherzo conJohn, “I was in hell, but I couldn`t find the Devil” (ero all´inferno, ma non sono riuscito a trovare il Diavolo). John si rallegra ancora di più, dato che adesso gli spetta il 2° stato d´avanzamento, un altro milione di scellini (295,77 €). L´ultimo sarà a pozzo completato e pompa sommersa calata e collegata al serbatoio, funzionante. Ma la gioia dell´acqua viene bruscamente interrotta da Robinson, che mi dice che la sega circolare non funziona più. Sono sicuro che si tratta della riparazione fatta 3 giorni fa dal “meccanico” di motociclette giù al mercato. Prendo al moto di Edward e vado nella sua officina, gli dico - duramente - che per 10.000 scellini ha fatto un lavoro di merda (“you did a shit job”). Forse è lui solo in tutta Kibiri che ha la chiave torks che mi serve. Apro il manico e mi accorgo che non aveva stretto i fili nelle relative morsettiere dell´interruttore. Che lo abbia fatto apposta? Oppure non aveva un cacciavite sufficientemente sottile? Perdo una buona mezz`ora nella riparazione, si azzarda a chiedermi altri soldi per l`uso del cacciavite e lo mando a cagare. “In Europe we do guarantee the job, and we do not charge for the use of a bloody screw-driver” gli dico (In Europa noi garantiamo il lavoro, e non chiediamo soldi per l´uso di uno schifoso cacciavite). Sono queste le cose che rovinano l´umore e la disponibilità verso gli Africani: per loro sei solo e sempre un ricco, un bianco a cui bisogna cercare di spillargli quanti più soldi possibile in tutti i modi possibili. Non gliene frega nulla di quello che fai o non fai, degli orfani, della Carità o di Dio, con il quale arredano le loro baracche nauseabonde. Qui esiste l´egoismo della sopravivenza e dell´ignoranza e una sfrontatezza illimitata. Ritorno subito al cantiere e proseguiamo i lavori. John viene pagato e poco dopo arriveranno due camion, uno pieno di mattoni di ottima qualità e uno pieno di sabbia. A breve incominciano l´incamiciatura del pozzo. Arriva anche Abdul con gli ultimi tubi di scarico-gronda, Robert collega le lampade della cucina e delle prime aule: si accende la luce anche in questi nuovi ambienti, viva Edison! Io completo i ripiani della cucina e una miriade di altre piccole cose che ancora vanno fatte. Sono sicuro che tutto quello che non riuscirò a fare io in prima persona, rimarrà incompleto fino alla mia prossima visita. Sono stanchissimo, sento tutto il lavoro di quasi 40 giorni, idem Victoria. Bonniface s`incarica di completare da solo l´inchiodatura delle vecchie lamiere grecate lungo i lati della casetta del pollaio. Si fanno le 19.30, mi congedo da Matthias, il suo lavoro è finito, scattiamo una foto-ricordo insieme, ci stringiamo la mano.  Sabato ritornerà Edward da solo, per fissare i tubi di gronda. Ritorniamo a casa con il solito codazzo di bambini con l´acquolina inbocca per fette di ananas e pane con burro d´arachidi. Stasera Victoria preparal´ultima tortilla, mentre i bambini si osservano per la prima volta su uno schermo, guardando i video dei loro balli tradizionali ugandesi, che girammo durante la festa di arrivo. Sono estasiati. La serata si conclude con il duro trasporto di 2 bidoni d`acqua, necessari per la doccia e i piatti. 

 

Giovedì 3 Settembre 2015

 

La giornata comincia con la compagnia di Jennifer, Judit e Jaqueline per colazione, questa volta pane giallo di mais con miele. Oggi sarebbe dovuto essere il primo giorno di vacanza e invece ci ritroveremo a lavorare fio alle 18.00 come sempre. In cantiere, trovo già due bidoni del pozzo pieni d`acqua, la vena incomincia a riempire il fondo e gli operari tolgono fuori alternativamente, secchi con fango e secchi di sola acqua. Lavorare in quelle condizioni deve essere terribile. In un secchio pieno d´acqua appena tirato su dal fondo del pozzo, scovo un rospo; Zakayo è veloce nell´afferrarlo. Lo portiamo in un sito umido, un canneto, poco dietro la scuola e lo liberiamo. No so dire se Bonniface lo avrebbe ucciso, ma credo di no, dato che in generale gli animali qui non si picchiano, s`ignorano. È un buon segno, siamo allegri. Robinson e il suo aiutante lavorano a porte e finestre e mi rendo conto che se non finisco alcune cose nella cucina, nessuno le farà. Insieme a Victoria costruiamo lo scolapiatti artigianale, utilizzando un pezzo di rete zincata di recinzione (quella del pollai) e dei listoni di Eucapyptus. Il lavoro prende almeno 2 ore. Continuo con altri scaffali, aiutato anche da Elik e Angela. Sfortunatamente va via la luce per svariate ore, e questo ci condanna a fare tutti lavori dove non occorrono gli utensili elettrici. Anche oggi salterà sia l´aggiornamento del diario, sia il caricamento delle ultime pagine: il portatile è scarico e anche lo Smart di Victoria per il WiFi. Mi toccherà scrivere a penna. Tony prosegue con gli ultimi ritocchi in cemento. Lo abbiamo usato tutto e non ci sono più soldi per comprarne altro, né per comprare una altro sacco di sabbia. I muri rimarranno non intonacati, i pavimenti idem. Ma questo era già previsto. Meglio un pavimento in terra battuta ma un tetto che non fa acqua. Verso le 10.00 del mattino diamo uno dei tocchi finali alla scuola: si va a prendere l`altalena. I bambini e le bambine ci aiutano e si fa tutta la strada, dal fabbro alla scuola, trasportando l`altalena a tre posti. Per 350.000 scellini (103 €) abbiamo un`altalena robustissima, con tanto di cuscinetti a sfera. Ci potranno dondolare anche in 3 per sedile ma non si romperà. I buchi sono già pronti, livello il tutto e Tony affoga i quattro piedi con un poco di calcestruzzo. Nel frattempo Robinson ha già preparato i 3 sedili, ma essi saranno collegati alle corde solo Lunedì 7, dato che il cemento deve essere ben asciutto prima di iniziare a dondolare. Mi scuso con i bimbi, desiderosi di giocare ma tant`è. Verso le 18.00 arriva Bonniface con una scatola piena di 50 pulcini, sono galline ovaiole. Mi arrabbio un poco, dato che gli avevo detto di comprare galline ovaiole già grandi e in produzione, in modo che i bambini incominciassero a magiare qualche uovo da subito. Purtroppo, al pari dell´Europa, per grandi numeri di galline occorre attendere, prenotare. Questa è l´unica cosa che non ho fatto io personalmente e non si è conclusa al 100%. Tuttavia, Bonniface mette subito i pulcini in una gabbia, con il braciere acceso in modo da scaldarli. Lui proviene dal villaggio e ha esperienza non solo d`allevamento di galline, ma anche di maiali, vacche e capre. Sono tranquillo. Ha prenotato altre 20 galline ovaiole di 3 mesi, arrivano alla fine della prossima settimana. Che dolci i pulcini, passo lunghi momenti a guardarmeli, sono amabili, morbidi, e dolcissimi come i gattini appena nati. Come si fa a mangiarsi una simile gioia? La giornata si conclude con alcune raccomandazioni per Robinson, circa le maniglie e alcune cerniere, piccole cose da terminare entro Lunedì. Lunedì arrivano almeno 120 bambini, e tutto deve essere in ordine. Sono contento che Bonniface, senza nessuna mia imbeccatura, abbia già ripulito e messo in ordine gran parte del cortile della scuola. Rimane solo il monticello di sabbia per il pozzo e alcune tavole per completare gli scurini della cucina.  Domattina, a tutti i costi, per me e Victoria sarà un day-off, con visita al museo nazionale di Kampala; basta lavorare, se non stacchiamo, arriveremo con l´odiare l´Uganda! Poco prima di ritornare a casa, vedo una cosa che mi fa inorridire: Nankja, la mamma di Jennifer, moglie di Bonniface, è intenta a curare la ferita da 8 punti sotto il ginocchio. Dopo la sutura, sia lei che Bonniface ci hanno mentito, non sono mai andati all´ospedale per la visita di controllo, come noi – e gli stessi medici- gli avevamo detto. La trovo mentre sparge la polverina contenuta di una capsula di antibiotico sulla ferita, ferita al limite della suppurazione. Le dico che questi antibiotici si prendono per via orale, cerco di spiegarle. Parlo anche con Bonniface. Non mi dice nulla, ma circa un´ora più tardi lo vedo intento a spalmare una pomata -presa da un tubetto nuovo- sulla ferita della bambina, seduta in terra, in mezzo alla polvere e allo sporco più nero. Suppongo abbia capito che in gioco c´é una possibile amputazione della gamba della figlia. C`è qualche volontario, un/a infermiere che abbia voglia di passare qualche settimana a Kibiri Town e insegnare i rudimenti d`igiene e primo soccorso? Lascio il cantiere un poco amareggiato: il bidone della spazzatura, comprato il primo giorno per raccogliere tutta e solo la plastica che si produce nella scuola, è pieno di tutto: carta, legno, fogliame, plastica, ferro, resti di cibo. A nulla sono serviti i quotidiani rimproveri fatti a Bonniface, le mance passate a Madame Immaculate e Angela, affinché si vigilasse su questa prima forma di raccolta. Zero. Sono sicuro che già da Domenica mattina, qui si riprenderà a bruciare la plastica come 40 giorni fa, con buona pace dei nostri buonipropositi e della diossina nei polmoni dei bambini e insegnati. Mi chiedo però che cosa può fare Bonniface se andasse ad accumulare tutta la plastica che quotidianamente si genera? Seppellirla? Nel terreno della scuola non c`è spazio. Seppellirla di nascosto nei terreni vicini? Impossibile. Portarla di fronte alla sede locale del Comune e avviare un´azione politico-ambientalista per ottenere una raccolta dei rifiuti?  Forse gli chiamerebbero la Polizia. Consola pensare che il presidente Yoweri Museveni, in carica dal 1986, con 32 ministri e sicuramente tra poco rieletto grazie ai noti “metodi africani”, ha appena versato alla Chiesa cattolica ugandese ben 420 milioni di scellini (125.000 €) per aiutare il completamento del “Museo dei martiri cattolici ugandesi”, dal costo finale di 1.4 miliardi di scellini (12 milioni di euro). La Chiesa attualmente, sta facendo appello e lobbying a tutti i livelli (anche presso i governi di Kenya e Tanzania) per farsi dare tutti questi soldi. Queste sono le vere priorità dell´Africa nera, altro che orfani, plastica bruciata, diossina, fogne, acqua corrente, strade asfaltate, disboscamenti, o controllo delle nascite. “Pope Francesco, do you agree with that?” (Papa Francesco, sei d´accordo con questo?). Leggere il quotidiano nazionale ugandese “New Vision”  prima di andare a letto, non concilia il sonno, ma fa venire gli incubi di rabbia. 

 

Venerdì 4 Settembre 2015

 

Oggi gita a Kampala, ma prima immancabile controllo dei lavori. Per primo incontro Robinson, discutiamo su come realizzare la scrivania del preside, il piccolo divanetto dove si siederanno i genitori e altri particolari. Lui continuerà di lavori da solo e non appena mi invia le foto dei lavori finiti, riceverà un bonifico attraverso la Western Union. Robinson vuole venire in Europa per guadagnare i soldi per pagarsi l´università, Medicina, e ha tutto l´interesse a non perdere la mia fiducia. Che forte Robinson: abbiamo passato gli ultimi 10 giorni “antagonizzandoci” a vicenda, analizzando le sottili differenze tra Europei e Africani e prendendoci in giro, ma questa volta le supera tutte; lo trovo che rifila una porta con la sega circolare, inginocchiato sopra la porta stessa, e la porta posta sopra il cavalletto di lavoro. Gli dico che il cavalletto è pensato per lavorare “a fianco” al pezzo, in modo da lavorare agevolmente, ed evitare di lavorarci sopra, in terra. Così facendo, lui non ha altro che continuare a lavorare “a terra”, all´africana, con la sola differenza d´essere ad un metro dal suolo. Risate. Pago anche le ultime cose ad Abdul, cerniere, tavole ecc., il nostro fido “ferretero” come si dice in Spagnolo. Ormai è di casa nelle ultime settimane è venuto al cantiere almeno 3-4 volte al giorno. Anche lui vuole i nostri recapiti, nessuno vuole interrompere queste belle relazioni che sono nate durante gli ultimi 40 giorni. Con Tony piazziamo i supporti per gli ultimi serbati d´acqua piovana, in particolare di quello a ridosso delle latrine, sopra il lavatoio. Insieme a Bonniface definiamo il posizionamento di tutte le 7lavagne che oggi verranno appese da Robinson nelle rispettive aule, posizioniamo anche i banchi, adesso è davvero scuola. Raccomando a Bonniface di non far sedere più di 3 alunni per banco e al massimo 15 per le classi piccole e 25 per quelle più grandi. So già che per far rispettare queste regole gli dovrò inviare un Ufficiale scolastico con cui ho già preso contatto a sua insaputa. Per lui, avere una scuola grande significa poter iscrivere più alunni e guadagnare di più, ma non necessariamente badare al confort singolo. Sicuramente un numero maggiore gli permetterà di pareggiare il bilancio, fino ad ora perennemente in perdita della scuola (rammento il salvataggio di una settimana fa con la banca). Quest`uomo, con tutti i suoi difetti,  ha fatto i salti mortali in 6 anni di penuria, coperto debiti e di casini per mandare avanti la baracca, avrebbe potuto ritornare al villaggio e continuare ad allevare gli animali e sicuramente sarebbe stato più ricco. Tuttavia occorre cercare di fargli capire che i bambini hanno il diritto di scrivere in maniera agevole. Gli dico che noi Europei abbiamo investito oltre 30 milioni di scellini nella scuola (8.873 €), e quindi è giusto che si seguano – da ora in poi – alcune norme europee. Finalmente attorno alle 11.30, tutti sono instradati e sanno cosa devono completare per la giornata. Con Victoria partiamo per Kampala, un poco di cultura, dopo 38 giorni di polvere e fatica. Ci accompagna Vicky, l´amica di un donatore di Sassari, impegnata nel sociale, dotata di una grandissima sensibilità. Visitiamo estensivamente il museo nazionale dell´Uganda, dove si parte dal neolitico e si arriva fino alla Rolls Royce del primo presidente Ugandese, Milton Obote del 1962. Interessante anche la ricostruzione di tutti i tipi di capanne di ogni singola etnia ugandese. Alcune di esse, in particolare quelle del regno di Buganda, l´attuale zona attorno a Kampala, sono d´incredibile bellezza e complessa fattura. La sorpresa arriva alla fine, dove il bibliotecario ci fa accomodare nella biblioteca del museo, la prima di tutta l´Uganda, costruita coeva al museo nel 1908. Chiedo al bibliotecario di mostrarci i libri più antichi e con grande eccitazione, ci consegna alcuni classici dell´Africa nera, libri attraverso i quali, alla fine dell´´800, l´Occidente si formò la sua idea di “Africa nera”: “How I found Mr. Livingstone” (Come trovai Mr. Livingstone),  di Henry Morton Stanley, “Darkest Africa” dello stesso Livingstone, e i leggendari libri di Sir. Richard Burton, come “First footsteps in Africa” (I primi passi in Africa) o “The lake regions of Central Africa” (Le regioni dei laghi dell´Africa centrale), tutti in versione originale, smunti e consumati. Siamo sempre nella “Perla d`Africa”, come la ribattezzò Churchill in un suo libro del 1908, “My african journey” (Il mio viaggio africano), ed è vero: “Per la magnificenza, per la varietà di forme e colori, per la profusione di vita brillante, uccelli, insetti,rettili, bestie - su vasta scala – l´Uganda è davvero la perla d´Africa”. Peccato che noi non abbiamo ancora avuto la possibilità di vedere tutto questo. Abbiamo conosciuto un´altro aspetto di questa nazione, sicuramente non turistico e molto lontano dalle “perle”.  Dopo il museo, andiamo a pranzare insieme, proprio di fronte al museo, spendiamo in tre 70.000 scellini (20,70€), “una follia”, pensiamo: con questa cifra possiamo pagare 3 giorni di lavoro di un operaio o comprare quasi due sacchi di riso o 5 caschi di banane per i bimbi. Oramai il metro di misura sono i costi per migliorare la scuola.  Parliamo a lungo con Vicky, facciamo un resoconto dettagliato di tutto quello che abbiamo fatto e vorremo ancora fare. Sarà lei che controllerà per Espandere Orizzonti,  in loco, l´andamento della scuola, la gestione degli orfani, la mediazione con i controllori scolastici, questo insieme a Bonniface. Le donne sono superiori agli uomini in quasi tutto, sono più affidabili, capaci, sensibili, ordinate, metodiche e in larga misura più oneste dei maschi.   È lei che curerà gli eventuali iter per eventuali adozioni, e sarà lei che accompagnerà i vari “School Inspectors”, per assicurarsi che la scuola garantisca gli standard previsti dalla legislazione scolastica ugandese, oltre a quelli imposti da noi (evitare l´affollamento nelle classi, evitaredi far dormire più di 2 orfani per letto, garantire almeno 2 uova a settimana e 1 frutto al giorno ad ogni bimbo, garantire un pronto soccorso adeguato in caso di ferite, fratture ecc. dei bambini). Non se la prendano i miei amici e amiche vegani: le uova, in questo caso, sono fondamentali per la crescita di questi piccoli, dato che mancano tutti gli altri alimenti che una corretta dieta vegana prevede. Ripeto: questi sono bambini che mangiano ogni giorno solo polenta e fagioli, con il riso 1- 2 volte al mese, siamo lontani anni luce da una dieta vegetariana bilanciata e ancora più lontani da quella vegana. Capisco che molti saranno contrari al pollaio, ma vi invito a mettervi nei panni dei bimbi. Non possiamo andare troppo per il sottile. Ritorniamo a casa verso le 20.00, aggiorno un poco il blog e si chiacchiera con tutti, bambini, insegnati e vicini, sulle porte della nostra abitazione. Questi “bagni di folla permanenti” di mancheranno, una volta rientrati in Europa, dove la solitudine è spesso l´unica amica per ore e giorni. 

 

Sabato 5 Settembre 2015

 

Ultimo giorno, di 40 giorni d`Africa, 40 giorni d`intenso lavoro e umanità. La colazione è sempre frequentatissima, Victoria a volte piange e a volte sorride, sarà difficile per lei, ma anche per me, staccarsi da questi orfani. Mi reco al cantiere, registro gli ultimi video nelle 3 delle 4 lingue che hanno sostenuto questo progetto. Mi è sempre difficile passare da una lingua all´altra e oggi sono stanco, triste e confuso per la partenza. Non faccio il commento finale in Spagnolo, ci penserà Victoria questa volta. Arriva la pompa sommersa da 1,1 kW, per la profondità di 27 metri va benissimo. Recapitano anche il tubo che porterà l´acqua in superficie, i manicotti, la corda, i galleggianti, i cavi elettrici e tutto quello che serve per installarla “chiavi in mano”. La recapita lo stesso venditore. Il prezzo complessivo è di 1.385.000 UGX (409, 62 €). Pago un anticipo, 700.000 UGX (236 €), il resto, 685.000 UGX (202 €) solo a pompa piazzata. Per il collegamento della stessa, prendiamo gli ultimi accordi con John, fa parte del contratto. Anche in questo caso, lui avrà il saldo, l´ultimo milione di scellini (295 €), a pozzo ultimato e pompa collegata. Bonniface mi taglia due taglieri che mi porterò in Italia, due taglieri di legno “Kilundu”, durissimo, lo stesso con cui abbiamo costruito tutta la scuola. Sarà l´unico ricordo materiale di questa avventura. Pago ulteriori fatture ad Abdul per gli ultimi chiodi e pennelli. Saluto Madame Immaculate, e tutti i bambini, anche se non ha senso, dato che mi seguono in continuazione. Victoria prepara i suoi bagagli. Verso le 15.00 ci concediamo altre 4 ore di vacanza: Robinson mi fa avere un boda-boda a noleggio, 5 ore per 3 €, un buon prezzo. Con Victoria, prendiamo la Bussabaala road, in direzione Ovest, così per cercareun poco di foresta e natura incontaminata, quasi impossibile sulla costa del lago, già molto antropizzata. Viaggiamo per circa mezz´ora, scattiamo foto a un gigantesco “kilundu” alto almeno 20 metri con un diametro di almeno 3. Così erano la maggior parte degli alberi ai tempi di Spike, Grant, Livingstone e Burton.  Arriviamo su una piccola insenatura che poi scopriamo appartenere al “Buganda Land Board”, la Commissione della Terra di Buganda, detentrice di alcuni terreni attorno al lago, di particolare interessa naturalistico e storico. In effetti si tratto di un sito sacro dalla notte dei tempi, alla tribù dei Baganda, appunto gli abitanti del Buganda. Ci si avvicina un uomo con occhi vispi e una parlantina eccezionale, finalmente abbiamo incontrato un Africano che non crede in Gesù o Allah ma nella religione originaria africana, negli spiriti degli antenati e in Rhuanga, il principale dio venerato in questa parte d´Uganda: è uno sciamano. A dire il vero è troppo intelligente per credere anche nel suo Dio, ma è convincente e con lui facciamo un tour d´antropologia religiosa interessantissimo. Ci mostra i suoi “kassisira kaba jaja”, delle piccole capanne di giunco, alte ca. 1 metro, dove all´interno sono riposti una olla in terracotta, ripiena di una specie di birra ricavata dal miglio fermentato, provvista di due cannucce. Al fianco di questa recipiente, una zappa, senza manico, oppure la punta di una lancia o un coltello. Queste “kassisira kaba jaja”, servono per richiamare gli spiriti degli antenati, dargli da bere e fornirgli le armi per sconfiggere i mali, i nemici e i problemi delle persone che si rivolgono allo sciamano.  Lo intervistiamo di sana pianta, chiedendogli se anche in questo momento gli spiriti stiano albergando nelle capanne e lui è solenne nel dire di sì. La gente paga anche fino ad un milione di scellini, per richiedere questo rito. Una volta che il problema è risolto, il richiedente si prende la capannetta con il suo contenuto, e se la porta nel villaggio, dove il problema è stato risolto. Ma le sorprese non finiscono qui: in una specie di falesia alta 5 metri, a strapiombo sul lago, una piccola scala, ripidissima, conduce ad una capanna, costruita su scogli affioranti e coperta da un enorme albero. Mi fa togliere le scarpe, Victoria riprende la scena, entro nel “cerchio magico”, ovvero tutto il terreno attorno alla capanna, che è coperto di morbido fieno. Nella capanna, contenitori in legno per il latte, con decorazioni non molto dissimili a quelle della nostra Età del Bronzo. Anche in questo caso mi fa fare il rito, invitandomi a ripetere le frasi di richiesta al dio e soprattutto agli antenati, affinché risolvano i problemi che mi attanagliano. Mi dice di chiederne 2, massimo 3. Eseguo, e subito dopo sono tenuto a versare un offerta in danaro, (ma potrebbe essere anche in cibo), nel paniere in paglia, molto simile a quelli dell´Europa del Sud e della mia Sardegna.  Poidovrei bere il latte contenuto in uno dei boccali, ma trovo una scusa per rifiutare. Fino ad ora non abbiamo avuto nessun problema con lo stomaco, e non voglio incominciare adesso giusto per far contenti gli Antenati. Usciti fuori, mi fa mettere le mani su un piccolo cumulo di sterco di vacca che brucia lentamente, sul quale a intervalli, gettano sopra erbe. Anche in questo caso devo ripetere, tenendo le mani ben pressate sulla massa caldissima, le formule di rito agli Antenati. Eseguo diligentemente. La funzione di conclude in meno di 10 minuti. Dietro e attorno a me, donne con bambini e alcuni ragazzi, intenti a fare lo stesso, con inoltre la classica pipa in bocca di questa zona, probabilmente fumavano erbe o tabacco. Una cosa mi fa sorridere: dentro la capanna, il luogo più sacro, quasi sopra l´altarino, pende da un ramo del tetto un´immagine incorniciata della Madonna Vergine, nel suo immancabile abito azzurro e copricapo bianco. Sincretismo religioso. Terminata la parentesi mistica, seguendo il rumore di alcune motoseghe, chiediamo allo sciamano di condurci dove stanno tagliando gli alberi. Lo spettacolo che incontriamo è deprimente: in una zona dove un ciuffo d`alberi non superano i 5 – 6 metri, gli ultimi alberi ad alto fusto giacciono in terra, appena tagliati da tre boscaioli, difesi da una guardia giurata, armata difucile mitragliatore. “Hanno il permesso per tagliare alberi”, ci dice lo sciamano. “Proprio dentro la zona sacra ai Buganda?”, penso. Ecco come hanno decimato la foresta primaria attorno al Lago Vittoria. D`un tratto mi rendo conto del perché le oltre 700 tavole che ci ha portato Godfrey e che abbiamo utilizzato per la scuola, siano irregolari: i tronchi vengono direttamente affettati e trasformati in tavole con la motosega, in loco, non esiste una segheria. Ma a parte questi dettagli tecnici, lo spettacolo è tristissimo per noi, e in parte ci sentiamo colpevoli. Quanti alberi sono stati abbattuti per la scuola appena costruita? Faccio un rapido calcolo: sono circa 15 - 18 le tavole che vengono ricavate da un tronco di un “Kilundu” lungo  almeno 10-12 metri con un diametro di almeno 30 cm., facendo una media, per la scuola sono stati abbattuti almeno 40 alberi di Kilundu, vecchi d`almeno 20 anni. Quest`ultimo atto del nostro progetto, a poche ore dalla partenza, non poteva essere più brutale e pertinente. La Natura ci presenta il conto. Adesso tocca a noi, mantenere le promesse e piantare non solo gli alberi necessari per azzerare la Co2 emessa con il viaggio in aeroplano, ma anche ricostituire i 40 alberi tagliati per la scuola. Questi tagli ci rimandano al fatto che 7 miliardi di persone su questa terra sono troppi, e sono troppi sono gli alberi da tagliare per costruire le scuole, e troppe sono le montagne da mangiare per fare nuovi mattoni, e troppe sono le strade, troppi gli ospedali, troppi gli aeroporti, troppe le auto e gli aeroplani da costruire, troppe le tonnellate di ferro da fondere, troppi i barili di petrolio, i vagoni di carbone e i giacimenti di gas da bruciare, troppi gli ettari da sottrarre alla foresta per l´agricoltura per produrre anche solo posho o fagioli, troppi i pollai per troppe uova da produrre, troppe le nicchie ecologiche che l´Uomo ha occupando e continua ad occuparea gamba tesa. Troppe bocche, troppe mani, troppi piedi umani su questo mondo. Apoco serve ricordare che ogni giorno 21.000 bambini, di cui 10.000 nella sola Africa, muoiono di stenti e di malattie: sono tutti bambini che non sarebbero mai dovuti nascere, per quanto dura e blasfema possa essere questa affermazione. Abbiamo aiutato 140 bambini, di cui 40 orfani, che succede con i rimanenti 2,5 milioni che affollano la sola Uganda? Inutile chiedere spiegazioni allo sciamano o agli antenati, ridicolo chiederli di risolvere questi problemi.

Ritorniamo alla scuola, sono le 19.00, inizia ad imbrunire. Durante il viaggio, il passaggio di alcuni camion trasformano la carreggiata in una tempesta di polvere. Abbiamo fatto nemmeno 7 miglia ma siamo lerci come dopo una gara di motocross. Faccio firmare a Bonniface un “Agreement” (un contratto), dove è obbligato a non vendere la scuola per altri scopi che non siano il continuare a essere scuola, dove la % di orfani che vengono ospitati non deve mai scendere al di sotto del 30%, dove Victoria ed io, ed in solido tutti i 93 donatori indicati nella lista, hanno diritto di prelazione assoluta in caso di vendita della scuola. E ancora un´altra clausola: non può vendere la scuola a persone che non siano di nostro gradimento. Bonniface può solo gestire quello che gli abbiamo donato e costruito ma non ne sarà mai il padrone. Proprietari rimaniamo noi, noi 93 donatori che abbiamo realizzato questo progetto. Firmiamo il contratto -già lo sapeva dall´inizio- e lo registriamo, con tanto di timbro, presso la sede staccata del Comune di Kampala qui a Kibiri. Lui si mette a ridere, dicendomi che vendere è impensabile, lui vorrebbe crescere, comprare un altro terreno, costruire una scuola più grande e ancora più bella. Gli metto una mano sulla spalla, gli sorrido. Gli comunico che alcuni volontari spagnoli vorrebbero venire ad insegnare già dal prossimo anno. I suoi occhi si illuminano. Avere insegnati muzungu nella scuola è un privilegio: è come se in un´università di provincia, venisse ad insegnare qualche rinomato docente diOxford o Yale. La sua scuola, nonostante tutte le difficoltà, risulta essere al 4° posto nella graduatoria del circondario scolastico locale. Non male. Con Bonniface ci promettiamo a vicenda, chela scuola salga in classifica, almeno a 2° secondo. Poi penso ad Hassan, a John, a Madame Immaculate, a Madame Harriete, gli insegnati rimasti nella scuola durante tutta la pausa estiva, che per 40 giorni hanno preso in mano picco e pala, trasportato mattoni, tavole, listoni, tronchi, impastato cemento, supportato travi, trasportato acqua, spinto carriole, tinteggiato, verniciato, dandoci una mano fondamentale e raccontandoci il loro paese e la loro cultura. Grazie. Penseremo anche a loro, contente/i adesso di poter insegnare in minuscole classi di 3 x 3 metri, fatte di tavole grezze non verniciate, con una lavagna di compensato verniciato di nero,  con 15 -20 bambini da seguire e un tetto che non perde più. Ci dispiace per la terra battuta nel pavimento, non c`erano più soldi. Insegnanti contente/i di sperare che grazie al pozzo, al pollaio e alle 3 nuove classi, le entrate della scuola aumenteranno e Bonniface sarà in grado di pagarle/i con più puntualità, nonché assicurarle/gli magari 3 € al giorno (88 €/mese), invece dell´attuale 1,47 € ovvero 44 € al mese; questo in una nazione dove 1 kg di riso costa 1,50 €. La vita e le condizioni di lavoro di della stragrande maggioranza degli insegnati al mondo non è bella né sufficienti, ma e voi siete forse tra più sfortunati al mondo.

Facciamo un altro giro per tutti gli ambienti; ci siamo abituati a veder queste nuove strutture, 5 settimane fa c`era solo una catapecchia e una tenda come cucina. Rischiarati dalle luci fredde che adesso illuminano il cortile e tutte le aule, gli faccio le ultime raccomandazioni, gli rammento di seguire gli ultimi piccoli ritocchi, gli prometto che non appena riuscirò a racimolare qualche altra donazione, gli invierò  dei soldi per verniciare tutti muri della la scuola, dentro e fuori e stendere i pavimenti in cemento. Per il colore della scuola propongo il bianco, accetta, dato che vorrebbe continuare a farci disegnare sopra i bambini. Riceverà molti libri in Inglese, un amico britannico si sta già attivando, e se si riuscirà ad organizzare un container, centinaia di vestiti per gli orfani, giocattoli e scarpe. Giocattoli, che parola, chi ha visto giocattoli qui? No, non vogliamo che ci accompagni all´aeroporto, preferiamo salutarci qui, nella scuola, su questo palco dove si è srotolata questa dura ma felice vicenda umana. Lui adesso, avrà molto più da fare di noi. Abbracci, strette di mano, ci saluta anche Nankja sua moglie. La perdoniamo per la sua freddezza con i bambini, non è solo la sua cultura ma anche il fato: ebbe il primo figlio a 14 anni, praticamente non ha mai avuto una giovinezza.  Voltiamo le spalle alla scuola, adesso così vicina ma tra poche ore distante letteralmente mezzo mondo. Ci accompagneranno all´aeroporto Robinson e Madame Harriette, dato che devono andare in direzione Entebbe da parenti. Sono già le 22.00, l´aero parte alle 04.00 del mattino di Domenica 6 Settembre. Robinson riesce a procurarci un taxi di una sua amica (questa volta un´auto e non il minivan, che non vanno all´aeroporto a quest`ora), una 32enne con 4 figlie e tanta voglia di fare. La tariffa dovrebbe essere 100.000 UGX (29 €), ma ci fa uno sconto di 10.000 UGX, quando le spiegano che cosa abbiamo realizzato nella frazione di Kibiri Town. Il viaggio è un ricordare quanto e come si è fatto, Victoria è triste, anche io, pensiamo ai volti di Waswa, Zacayo, Elik, Jennifer, Angela, Judith, Anita, Jaqueline, Julliette, Sandra, Juliana, Angel, Vivian e di tutti gli bambini e bambine, che ronzavano attorno alla scuola durante i lavori. L´arrivo all´aeroporto è un´altra amara consapevolezza della sconfinata distanza tra due mondi: solo coloro che hanno i biglietti possono entrare, noi ricchi. La soglia della porta scorrevole è la cesura tra due mondi, diversi perché uno ricchissimo e l´altro poverissimo. Victoria e io, noi 93 donatori, possiamo accedere, andare, ritornare, mentre forse loro non ce la faranno mai, non avranno mai - o forse solo una volta nella vita - 700 € da spendere per un biglietto d`aereo. Ci separano, di colpo, almeno 2000 anni di sviluppo e di conseguente ricchezza materiale. Prometto a Robinson che troveremo insieme i soldi per la sua laurea in Medicina.

Ci si abbraccia a cavallo della porta; adesso, dall´altra parte di quella maledetta soglia, siamo ancora più diversi di prima, ancora più irraggiungibili, ancora più ricchi, ancora più  lontani:  ancora più Bianchi.

L´ultimo pensiero, sotto quelle luci fredde di quello squallido aeroporto, vanno ai bambini che lasciamo a Kibiri Town, una periferia miserabile di Kampala, all´ultimo fotogramma prima di girare le spalle nel cortile della scuola: lasciamo i bimbi che mangiano per terra il loro posho con fagioli, li rivedo uno ad uno, nella penombra, non dimenticherò mai i loro volti, i loro occhi, le loro voci, le loro gentilezze, i loro sorrisi, i loro abbracci, i loro giochi, i loro vestiti lerci, i loro piedi, sempre nudi su questa terra rossa e calda d´Africa, madre ma matrigna. Siamo stati tutti qui per voi, 93 persone, che vi hanno migliorato di un poco la vita. Grazie al pozzo, all´energia elettrica e alla pompa sommersa non dovrete più trasportare per oltre un miglio il bidoni pesantissimi, grazie alla scuola nuova potrete studiare senza che vi piova in testa o sul quaderno, seduti su panche più grandi e non più ammassati come animali in cattività; adesso non dovrete più contendervi in 4 un pezzo di gomma piuma lercia, buttata sopra un pavimento freddo, ma ognuno di voi potrà condividere il materasso con solo un compagnetto, potrete giocare con l´altalena e la vostra dieta vedrà qualcosa in più che non sia posho e fagioli 365 giorni all´anno. 

Vi abbiamo donato una nuova scuola, ma non possiamo donarvi amore e affetto a distanza; abbiamo cercato di farlo noi due, per 40 giorni, in rappresentanza di tutti noi donatori, ma non sarà mai abbastanza. Abbiamo speso in totale 30.158.712 di scellini ugandesi, pari a 8.920 euro, di cui 7.419 euro di donazioni (la differenza di 1.501 euro, l'abbiamo aggiunta alle nostre donazioni iniziali, Victoria ed io. Forse non è molto, ma per questi 40 orfani è tanto. E forse è tanto anche per noi, consci dell'incommensurabilità umana, dell'impossibilità di risolvere problemi così grandi, ma di aver fatto quello che potevamo fare. Noi di persona e voi donatori in Europa che ci avete sostenuto con email, post, telefonate e... anche telepaticamente.

Mi scuso con tutti i donatori credenti per la mia irriverenza religiosa. Ma mi piace star sempre dalla parte del dubbio. Ognuno ha i suoi difetti. 

Tutti salutiamo queste bambine e bambini meravigliosi, bellissimi, e tutti siete invitati ad andare a trovarli a continuare ad aiutarli. E magari adottarne qualcuno. Grazie per averci aiutato ad aiutare e amare.

                                                                                                                                                 ROBERTO SCHIRRU

 

DEBORAH RICCIU

ESPANDERE ORIZZONTI