UGANDA

COSA VEDERE IN UGANDA

 

IL LAGO VITTORIA

A prima vista il grande Lago Vittoria sembra davvero un mare: guardando verso l’orizzonte non se ne intravede la fine e navigando sulle sue acque l’impressione è proprio quella di attraversare un mare con onde e vastità che possono includere timore anche agli esperti pescatori del luogo. Si tratta del lago più grande di tutto il continente africano e della seconda raccolta d’acqua dolce, per estensione di tutto il mondo. Il Lago ha dimensioni che vanno dai circa 250 chilometri in direzione nord-sud ai circa 200 chilometri in larghezza con profondità non elevate, trattandosi di una bassa depressione in mezzo all’altopiano che si trova fra i due rami della Rift Valley. Sulle sue sponde si affacciano anche il Kenia e la Tanzania, ma la costa ugandese è sicuramente la più lussureggiante di vegetazione e la più interessante. Il lago costituisce con la pesca un’importante fonte di reddito per molti ugandesi. La specie ittica Nile Perch (che può raggiungere dimensioni considerevoli circa 100 chili di peso) è infatti un vorace predatore che ha messo in pericolo molte specie ittiche in questo lago. Nel 1989 la pesca, la navigazione e addirittura l’impianto idroelettrico presso le Owen Falls stavano accusando pesantemente le ripercussioni di una introduzione estranea a questo eco-sistema ovvero la presenza del giacinto d’acqua proveniente dal bacino amazzonico. La velocità di riproduzione di questa pianta acquatica ha fatto in modo che decine di migliaia di ettari di superficie del lago fossero invasi e ricoperti da giacinti. Si parlava di disastro ecologico ed economico di enormi proporzioni. Per ovviare a questo pericolo si pensò di introdurre una specie di piccolo insetto della famiglia dei curculionidi che, nutrendosi di diverse parti di questa pianta, ha arrestato e debellato l’invasione dei belli ma terribili giacinti galleggianti. 

 

LE SSESE ISLAND

Purtroppo, per la presenza della bilharzia, un parassita infestante che si trova nelle acque dolci di diversi paesi africani, che può provocare una seria patologia anche nell’uomo, le spiagge del Lago Vittoria non hanno visto uno sviluppo turistico importante ad esclusione soltanto di alcune località come la Ssese Island, che sono invece diventate famose come rifugio per un totale relax immerso nella quiete e nel verde e per l’accoglienza offerta da semplici strutture e da campeggi alla portata di tutte le tasche. Queste piccole isole, circa 80, sono raggiungibili con un traghetto tra Entebbe e Kalangala per i soli passeggeri, e con un servizio di ferry da Bukakata (località sulla sponda occidentale) per Luku, sull’isola di Buggala, la più estesa dell’arcipelago. Le Ssese sono un vero paradiso per i botanici e per gli amanti del bird-watcher, per gli amanti delle passeggiate e delle gite in canoa, nonché per gli appassionati della pesca. L’isola principale, Buggala Island, è lunga circa trentacinque chilometri ed ha un servizio di bus che collega le due città principali: Kalangala e Luku. Sempre su quest’isola esistono circa una cinquantina di chilometri di strade che si possono percorrere ed esplorare comodamente noleggiando una bicicletta. Si possono inoltre visitare i piccoli villaggi dei pescatori, l’antico Speke’ Fort costruito nel 1862, le varie piantagioni di ananas, banane e caffè, le grotte abitate da innumerevoli pipistrelli, si possono noleggiare piccole imbarcazioni a motore o canoe a remi, oppure concordare con i pescatori locali per farsi condurre a visitare le isole minori molto selvagge e quasi spopolate.

FORESTA DI BUDONGO

Situata a nordovest della capitale Kampala, la foresta di Budongo sorge nelle vicinanze del Lago Alberto e si trova direttamente sulla via del Parco Nazionale delle cascate Murchison. È conosciuta e rinomata soprattutto per l’elevato numero di alberi di mogano che un tempo la caratterizzava e per la popolazione di scimpanzé che vive sulla sua superficie. Dei mogani africani (nome scientifico Khaya anthotheca), alberi ad alto fusto che possono crescere ad altezze tra 30 e 60 metri, se ne può ancor oggi ammirare un esemplare straordinario alto più di 80 metri. L’area di questa foresta si estende per poco più di 430 km² ed è composta per la maggior parte da una distesa di foresta umida con alberi medio alti a foglie semicaduche, intervallata per brevi tratti da savana. Buona parte della foresta viene tuttavia continuamente minacciata dalle colture e dalle abitazioni che prendono piede a partire dal centro urbano più vicino, Masindi, la città a capo dell’omonimo distretto. All’interno della Foresta di Budongo, a partire dalla fine degli anni Quaranta, sono state registrate 360 specie di uccelli, circa 290 specie di farfalle, 130 falene, 465 diversi alberi e 24 mammiferi (9 dei quali sono primati). Lo studio degli scimpanzé, iniziato nel 1962 da Vernon Reynolds, continuò con le ricerche di Jane Goodall e prosegue ancora oggi con l’istituzione della Budongo Conservation Field Station, una organizzazione non-profit che si occupa, oltre che di ricerca, anche della tutela e della conservazione di questa preziosa area.

 

PARCO NAZIONALE DI KIBALE

Il Parco Nazionale di Kibale (Kibale National Park) copre un’area di oltre 700 km² ad un’altezza tra i 1100 ed i 1600 metri a sud-ovest dell’Uganda. Si ricongiunge direttamente al cuore del Parco Nazionale Regina Elisabetta (Queen Elizabeth National Park), insieme al quale crea un corridoio naturale incontaminato lungo 180 km e con il quale rappresenta una delle principali mete turistiche del Paese. Al suo interno sono presenti la foresta pluviale sempreverde (nella parte più a nord, che è anche la più piovosa, con 1700 mm di precipitazioni all’anno) ed alcuni tratti di prateria e palude. La sua importanza come riserva naturale ha fatto sì che il Parco fosse dichiarato riserva forestale già nel 1932, anche se è stato formalmente istituito solo nel 1993. Il Parco custodisce la più alta varietà e concentrazione di primati di tutta l’Africa orientale (ben 13 le specie rappresentate), insieme ad una ricca avifauna ed a numerosissime specie di farfalle. Sempre a questo parco appartengono alcuni dei più caratteristici tratti di foresta pluviale di tutta l’Uganda: il numero di specie di alberi identificati nell’area si aggira infatti intorno a 230. Oltre ad essere base di un centro di ricerca che fa capo all’Università di Makerere, l’area è oggetto di un progetto di riforestazione e conservazione, che promuove la tutela della biodiversità, il rimboschimento delle aree degradate della foresta e la diffusione di programmi di educazione della popolazione. Attraverso questi programmi si intende raggiungere l’obiettivo di una maggiore sensibilizzare sul tema della deforestazione, creando altresì posti di lavoro tramite un turismo sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

 

PARCO NAZIONALE REGINA ELISABETTA

Il Parco Nazionale Regina Elisabetta (Queen Elizabeth National Park) è situato nel sud-ovest dell’Uganda e sorge a diretto contatto con altre importanti riserve faunistiche ed ambientali: il Parco Nazionale di Kibale (all’interno dei confini Ugandesi) ed il Parco Nazionale dei Monti Virunga (nella Repubblica Democratica del Congo). Sono compresi inoltre al suo interno la foresta di Maramagambo e parte del Lago Edward (di cui la porzione restante rientra nei confini del Congo) e raggiunge nel lato orientale le sponde del Lago George. Fondato nel 1954, il Parco prende nome dalla Regina Elisabetta II di Inghilterra e con la sua estensione di quasi 2000 km² copre tre distretti ugandesi. Il 50% della sua superficie appartiene infatti al Distretto di Bushenyi, al Distretto Rukungiri ne fa capo circa un 33%, mentre il restante 17% appartiene al Distretto di Kasese.

Nonostante molti animali siano stati minacciati e decimati nella guerra tra Uganda e Tanzania alla fine degli anni Settanta, sembra che molte specie siano riuscite a riprendersi. Oggi all’interno del Parco vengono tutelate 95 specie di mammiferi (tra cui ippopotami, elefanti, leopardi, leoni e scimpanzé) ed oltre 500 specie di uccelli. Oltre che per le specie di piante ed animali che è possibile osservare al suo interno, il Parco è anche conosciuto per le sue caratteristiche di territorio vulcanico: sono infatti presenti coni vulcanici ed ampi crateri (Crateri Katwe), molti dei quali ospitano dei laghi da cui viene estratto il sale.

 

PARCO NAZIONALE IMPENETRABILE DI BWINDI

Situato nella punta sud-ovest del territorio ugandese, accanto alla linea di confine con la Repubblica Democratica del Congo, il Parco Nazionale Impenetrabile di Bwindi (Bwindi Impenetrable Forest National Park) è una preziosa riserva naturale la cui prima istituzione risale al 1932, quando due porzioni della foresta di Bwindi furono dichiarate riserve naturali della Corona Britannica: la Kayonza Crown Forest Reserve (a nord) e la Kasatora Crown Forest Reserve (a sud). Negli anni successivi le due riserve vennero accorpate ed allargate con altri territori circostanti a più riprese, fino a che nel 1991 il territorio venne designato Parco Nazionale con il nome attuale, insieme alla Riserva dei Gorilla di Mgahinga e alla Riserva dei Monti Rwenzori. Nel 1994 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità da parte dell’UNESCO ed oggi rappresenta uno degli ecosistemi più ricchi e preziosi di tutta l’Africa. Il Parco si estende su una superficie di oltre 330 km², coperta da foresta tropicale (o giungla) e da zone montuose. Ospita al suo interno 400 specie di piante, oltre 120 specie di mammiferi, 346 specie di uccelli, 202 specie di farfalle, 27 specie di rane, camaleonti e gechi ed altre specie a rischio estinzione. Tra i mammiferi presenti nel Parco compaiono diversi primati, tra cui colobi e scimpanzé, tuttavia protagonisti indiscussi di Bwindi sono i gorilla di montagna: in quest’area vive infatti la più alta concentrazione di questi esemplari di tutta l’Africa (circa 340 unità), ovvero la metà della popolazione mondiale di questa specie a rischio di estinzione. L’appellativo “impenetrabile” è dovuto alla natura accidentata e scoscesa del territorio, caratterizzata da strette vallate intersecate da fiumi e ripide colline: gran parte del territorio è raggiungibile con difficoltà ed esclusivamente a piedi. L’altitudine del parco varia infatti dai 1190 ai 2607 metri, ma più del 60% della sua estensione si trova ad un’altezza superiore ai 2000 metri.

 

PARCO NAZIONALE DELLE CASCATE MURCHISON

Il Parco Nazionale delle Cascate Murchison (Murchison Falls National Park) è situato a nord-ovest dell’Uganda, nei pressi del Lago Alberto (di cui comprende un tratto di costa orientale) e del Nilo Vittoria. Quest’ultimo lo attraversa per tutta la sua lunghezza da est ad ovest (per circa 115 km), dando origine alle cascate Murchison da cui il Parco prende il nome. Assieme alle riserve naturali adiacenti, il Bugungu Wildlife Refuge ed il Karuma Wildlife Refuge, costituisce l’insieme di aree protette noto come Murchison Falls Conservation Area (area che ha complessivamente un’estensione di oltre 5000 km²). Il parco deve il suo nome ad un esploratore europeo, Samuel Beker: giunto alle cascate nel 1863, egli decise di battezzarle in onore del geologo Roderick Murchison, l’allora presidente della Royal Geographical Society. Dichiarato Parco Nazionale nel 1952, con i suoi 3480 km² di superficie è il parco nazionale più vasto dell’Uganda ed ospita diversi habitat equatoriali e tropicali, tra cui ambienti fluviali e lacustri, aree di savana e diversi tratti di foresta pluviale. La fauna di questo territorio, duramente provata dal bracconaggio e dalla difficile situazione politica del Paese negli anni Settanta, è stata ripristinata ed oggi è possibile ammirare diversi esemplari di mammiferi ed uccelli. All’interno del parco vivono leoni, leopardi, giraffe, antilopi, bufali, elefanti, coccodrilli, ippopotami e scimpanzé. I rinoceronti, dopo l’estinzione nel 1983 causata dalla caccia e dal bracconaggio, sono stati reintrodotti in Uganda nel 2005 ed oggi vengono tutelati in un’area di 7000 ettari a sud del Parco.

 

PARCO NAZIONALE RWENZORI MOUNTAINS

Il parco ha un’estensione di 998 Km quadrati. La sua massima altitudine arriva ai 5.109 metri di Punta Margherita. Presenta ambientazioni delle alte montagne africane, dalle foreste montane, a quelle di bamboo, quindi di eriche arboree fino alle zone sopra i 3500 metri con la tipica vegetazione afro-alpina con lobelie giganti e seneci. Il parco è stato dichiarato dall’Unesco sito del Patrimonio Mondiale dell’umanità e, nonostante abbia ambienti simili al Monte Kenia ed al Kilimanjiaro, ha per noi italiani, sicuramente un fascino particolare essendo stato scalato la prima volta proprio da un esploratore ed alpinista italiano.

All’interno del parco si trovano specie animali quali il leopardo, iraci degli alberi, elefanti di foresta, colobo dell’Angola, blue monkeys, gatto selvatico e scimpanzé. Tra gli uccelli il turaco del Rwenzori, l’avvoltoio degli agnelli e l’aquila nera. Sono consigliate visite trekking e scalate alle vette solo a trekkers esperti, ben allenate ed equipaggiati.

Il gruppo montuoso del Rwenzori raggiunge con una cima i 5109 metri e ben altre 24 cime che superano i 4000 metri, un ghiacciaio che alimenta il più importante fiume africano ed una catena divisa in ben sei gruppi che fanno dei Monti Rwenzori il terzo massiccio africano per altezza ed importanza, dopo il Kilimanjaro ed il monte Kenia e prima ancora del Ras Dashan e delle vette etiopiche. Il gruppo montuoso si allunga per oltre un centinaio di chilometri lungo l’odierno confine tra la Repubblica Democratica del Congo ed Uganda, con una larghezza media di una cinquantina di chilometri. La sua origine non è di tipo vulcanico, bensì il suo massiccio si innalzò, spinto da forze sottostanti, durante la formazione della Rift Valley, all’incirca dieci milioni di anni or sono. Sebbene non sia il massiccio africano più alto, il Rwenzori costituisce il gruppo di cime innevate più imponente e complesso, non essendo costituito da un singolo cono vulcanico come i monti Kilimanjaro e Kenia, ma da sei montagne separate, ognuna con il suo ghiacciaio, rappresentando così una riserva d’acqua dolce di gigantesche proporzioni, capace di alimentare con i suoi numerosi effluenti tutti i grandi bacini della regione e quindi lo stesso fiume Nilo. La grande quantità d’acqua e l’umidità presente su questo massiccio ha favorito una rigogliosa vegetazione che avvolge il Rwenzori fino al limite delle nevi e dei ghiacci. I pendii più bassi, fino ad un massimo di 1.800/2.000 metri, sono talvolta occupati da scarse coltivazioni o ricoperte dall’alta “erba elefante”. Salendo verso le quote più elevate, dai 1.800 metri circa, si incontra la vera foresta montana, dove un misto di alberi e felci arboree con bellissime orchidee ai loro piedi dà rifugio e sostentamento alle comunità animali più numerose. In questa fascia di vegetazione si incontra infatti il maggior numero di animali (70 specie di mammiferi ed oltre 170 specie di uccelli). Più in alto, oltre i 2500 metri si incontra la foresta di bamboo , dove sono presenti anche eriche arboree e lobelie. Tra i 3000 ed i 3800 metri si trova una vegetazione tipica dell’alta montagna equatoriale, con foreste di eriche molto più sviluppate che su Kenia e Kilimangiaro. L’alto numero di specie endemiche si può spigare con l’intensa radiazione solare, la temperatura media piuttosto bassa e le grandi escursioni termiche tra notte e giorno. A queste quote elevate si possono inoltre notare tutti gli interessanti adattamenti delle piante che ne favoriscono la sopravvivenza in condizioni climatiche estreme, come le rosette giganti delle lobelie e dei seneci o le fini pelurie che avvolgono le foglie ed i fiori di diverse specie vegetali. E’ questa anche la fascia dove i muschi ed i licheni hanno un incredibile sviluppo, avvolgendo ogni superficie, dai sassi ai rami degli alberi. La fascia tra i 3000/3500 metri fino quasi a raggiungere le nevi rappresenta il regno delle lobelie e dei seneci giganti che spuntano dalle torbiere come colonne legnose, raggiungendo i 6/8 metri d’altezza con un’esistenza che si aggira ai cento anni. I mammiferi in questa zona, sono scarsi, ma di notte si possono udire grida penetranti delle procavie o iraci e magari immaginarsi di essere osservati dal rarissimo leopardo.

Il parco è stato riaperto alle visite nell’estate 2001, dopo anni di tensioni politiche con la RDC. E’ possibile organizzare trekking e scalate alle vette. Le strutture presenti nel parco nazionale e l’organizzazione delle guide e del corpo di sorveglianza stanno migliorando costantemente e ad oggi ci sono diversi progetti di sviluppo anche per le comunità locali. Alcuni di questi progetti tendono a coinvolgere le popolazioni promuovendo attività redditizie come l’apicultura o l’orticultura biologica.

La popolazione che si trova a vivere alle pendici dei Monti Rwenzori è principalmente di etnia Bakonjo, una tribù del ceppo Bantu la cui lingua, il lukonjo, sembrerebbe essere piuttosto antica. Non molto alti di statura ma di grandissima forza e resistenza al freddo ed alla fatica, i Bakonjo sono diventati gli sherpa del Rwenzori, facendo da portatori e da guide per le spedizioni che si cimentano nelle scalate o nei trekking su questo massiccio. La maggior parte dei Bakonjo che accompagnano i turisti sul Rwenzori non sempre dispongono di calzature, capi d’abbigliamento ed attrezzature tecniche adatte all’alta montagna, ma ciò non li fa desistere dall’essere ottimi portatori e fortissimi camminatori. Sono inoltre molto amichevoli e sinceri, sempre pronti ad aiutare ed a prendersi cura dei loro ospiti. E’ sempre un gesto molto gradito offrire una piccola mancia, oltre al compenso stabilito prima della partenza, regalare qualche indumento e attrezzature di cui possiamo privarci e naturalmente offrire una bevanda. Dalla riapertura di questo parco al turismo, l’Uganda Wildife Authority ha riaffidato all’RMS (Rwenzori Mountaineering Services, con un centro accoglienza presso il paesino di Nyakalengija, da dove solitamente partono i trekking e dove si può anche pernottare nel semplice ma accogliente ostello) l’organizzazione pratica delle escursioni, della manutenzione delle strutture, della sicurezza e dei soccorsi e dell’assistenza ai visitatori.

 

PARCO NAZIONALE KIDEPO VALLEY

Il parco ha un’estensione di 1442 chilometri quadrati. Con un’altitudine compresa tra i 900 ed i 2750 metri, il parco è attraversato da due vallate principali: Kidepo e Narus Valley e presenta ambienti di savana alberata, foresta montana e a galleria, astensioni a palme e alture rocciose. Di grande fascino per la scarsità di visitatori e per la sua remota posizione, con vaste aree selvagge e contingenti animali in continua crescita dopo le stragi del periodo della guerra civile. All’interno del parco si possono trovare oltre un’ottantina di mammiferi (con una ventina di predatori e cinque primati) e oltre 460 specie di uccelli, con grandi mandrie di elefanti e di bufali, molti leoni, antilopi, zebre, struzzi. E’ inoltre l’unico parco ugandese dove vive il ghepardo, lo sciacallo, l’orice di besia, il kudu maggiore, la gazzella di Grant, il protele ed il caracal. Recenti sono le reintroduzioni di giraffe ed eland (antilope).

Kidepo Valley National Park, si trova a circa 850 chilometri da Kampala e per raggiungerlo via terra servono due giorni di viaggio con un mezzo fuoristrada. E’ sicuramente uno dei parchi ugandesi meno visitati, a causa della distanza dalla capitale e della difficoltà del viaggio necessario per raggiungerlo.

E’ però anche uno dei parchi nazionali più belli ed affascinanti ed è uno di quelli con il più alto grado di biodiversità del paese. Forse per il suo isolamento o per la vastità delle sue savane è inoltre una delle regioni dell’Uganda che ci può dare, più di altre, una sensazione di vero reame selvaggio e primordiale o, come dicono gli inglesi, di vera “african wilderness”. Questo parco, che si trova nellìestremo nord-est dellìUganda, confina col Sudan e risulta anche molto vicino al confine col Kenia. In origine il Kidepo Valley National Park era nato solo come “game reserve” e solo nell’anno in cui l’Uganda raggiunse l’indipendenza, nel 1962, fu dichiarato parco nazionale. Questo parco ha al suo interno due fiumi principali che per la maggior parte dell’anno non portano acqua superficiale: il Kidepo nel nord ed il Narus nella parte meridionale, con le due vallate omonime circondate da basse colline e da rillievi più alti di origine vulcanica, che si possono far risalire a circa 20-25 milioni di anni fa. L’altitudine all’interno del parco varia tra i circa 900 metri e i 2750 del Monte Morungole, ma da molte zone del parco si intravede anche il Monte Lotukel, già in teritorio sudanese, con i suoi quasi 2800 metri. Questa differenza di altitudine ha contribuito alla formazione di numerosi habitat distinti, che includono anche la foresta montana, le pianure erbose, la savana alberata, la foresta di palme e isole sulla terraferma, i kopje. I kopje sono massicci arrotondati di scura roccia vulcanica che si ergono solitari nelle pianure di savana o rada foresta e che spesso fungono da punto d’osservazione per i predatori presenti nel parco. In questa regione dell’estremo nord-est si può riscontrare solo una stagione piovosa che solitamente va da aprile a settembre, con qualche variazione dovute dai cambiamenti del clima a livello mondiale. Nel resto dell’anno si hanno temperature anche molto alte e grande aridità, provocata dai venti molto secchi provenienti dal Kenia e dal Sudan. In questo periodo, anche se le temperature sono molto alte, gli animali sono più concentrati vicino alle scarse fonti d’acqua e si avvicinano anche ai centri abitati. Non è raro vedere elefanti che passano in mezzo alle bandas dell’accampamento dei ranger o piccoli gruppi di zebre che cercano di abbeverarsi a pochi metri dal bungalow del Apoka Lodge.

Il Kidepo è l’unico parco in Uganda con un ambiente semi-arido e qui sin trova la più grande varietà di grandi mammiferi di tutte le aree protette in Uganda (con ben 28 specie che si possono incontrare solo in questo parco). Il parco può vantare oltre 460 specie di uccelli e ben 86 di mammiferi. Purtroppo la fauna di questa regione ha sofferto moltissimo durante le grandi stragi degli anni ’70 e ’80 compiute da bracconieri locali e da bande dell’esercito che, durante le varie dittature e la guerra civile, sterminarono migliaia di animali portando all’estinzione diverse specie. Oggi sono in programma progetti di reintroduzione, come il rinoceronte nero. Oggi una notevole opera di sostegno, istruzione e coinvolgimento delle popolazioni locali è portata avanti dalle strutture e dai ranger del parco. La gestione del parco cerca di offrire maggior protezione dal bracconaggio alla fauna, creando delle aree sotto stretta sorveglianza in modo da favorire la ripopolazione degli animali a rischio estinzione.

 

PARCO NAZIONALE LAKE MBURO

Il parco ha un’estensione di 260 chilometri quadrati con un’altitudine tra i 1200 e i 1828 metri sul livello del mare. Il parco non è così famoso come quelli dell’ovest e quelli dove si possono incontrare i gorilla ed è anche uno fra i meno estesi dell’Uganda, ma racchiude in un piccolo angolo del Distretto di Ankole, grandi tesori e magiche atmosfere. Il parco ha un livello di precipitazioni annue non molto elevato per gli standard ugandesi; ciò nonostante oltre il 20% della sua superficie è occupato da zone umide e acque dolci. Il lago che dà il nome al parco è infatti soltanto uno dei cinque specchi d’acqua che si trovano entro i suoi confini e fa parte di un sistema complesso di laghi e zone paludose interconnesse ed alimentate dal fiume Rwinzi. Il resto del territorio del parco è occupato da savana alberata dove diverse specie di acacia si trovano insieme e da zone ad alte erbe. Purtroppo gli ecosistemi del parco hanno subito il pesante impatto provocato dai pastori Bahima che fanno pascolare le loro greggi e le mandrie delle loro bellissime vacche di razza “ankole” anche su parte del territorio protetto, con pesanti danni alla vegetazione naturale e notevole disturbo per la fauna selvatica. Il parco nazionale fu fondato nel 1983, ma le pesanti restrizioni ed i trasferimenti imposti ai pastori ed ai pescatori, provocarono forti risentimenti nei confronti dell’area protetta e delle sue strutture, che sfociarono in saccheggi e distruzioni. Nel 1987 il Presidente Museveni ridusse l’area protetta ma cercò anche di consolidare la protezione degli ecosistemi del Lake Mburo concedendo solo un minimo sfruttamento delle risorse ittiche del lago ad un numero limitato di pescatori che potevano risiedere entro i suoi confini. Dal 1990 si cercò di coinvolgere la comunità locale nella protezione del parco ed anche nell’utilizzo dei proventi ricavati dal turismo, utilizzando queste entrate anche per la creazione di pozzi, strutture per la sanità e l’educazione civica.

Il Parco Nazionale Lake Mburo è famoso anche per la grande varietà di specie di ungulati, tra questi la zebra di Burchell, l’oribì, il facocero, l’impala, il cobo “defassa”, l’eland, il topi o damalisco ed il reedbuck. Vi si incontrano inoltre babbuini e “vervet monkey” e nel lago vivono ippopotami in discreto numero e lungo le sue sponde sono numerosi i nidi di aquila pescatrice africana, mentre nelle zone umide sono frequenti i bufali. Purtroppo diversi mammiferi si sono estinti nel parco a causa delle persecuzioni da parte degli allevatori locali, tra queste: il leone, l’elefante, il rinoceronte nero il licaone.

Questo è uno dei pochi parchi nazionali in cui è consentito anche camminare per cercare di avvicinare ed osservare gli animali e non è sempre obbligatorio l’ausilio di auto o pulmino. I trekking con un ranger-guida sono consigliati per avvistare gli animali con più facilità e per avere protezione nel caso si incontri un leopardo o un bufalo. Sono inoltre possibili gite in barca sul lago, durante le quali è facile avvistare aquile, martin pescatori ed altri uccelli acquatici ed ippopotami (ai quali è importante non avvicinarsi troppo). Per visitare questo parco si può pernottare nella vicina cittadina di Mbarara ma, per sfruttare le ore più propizie per avvistare la fauna all’alba e verso sera, conviene pernottare all’interno dell’area protetta, molto organizzata con lodge confortevoli e ottimi ristoranti.